lago Calamone ( o del Ventasso)

lago Calamone ( o del Ventasso)
Appennino Tosco Emiliano

sabato 28 luglio 2012

TERRE "in" MOTO

Era il 19 maggio 2012, a Modena questa data coincideva con la Notte Bianca cittadina...
vi ho partecipato, con amiche e amici del posto...serata\nottata in compagnia, strade affollatissime di gente, negozi, locali e musei aperti , chi più ne ha più ne metta.
L'orario di ritorno a casa si è proiettato automaticamente nel nuovo giorno, Domenica 20 maggio 2012...che poi, oltretutto, dovendo suonare con la "mia" band (tutti vecchi amici) alla manifestazione Magnalonga  2012 di Savignano sul Panaro proprio quel giorno, l'orario di rientro è diventato per me doppiamente impegnativo, alla luce anche della mezzora d'auto necessaria per il tragitto.
Mi sono infilato nel letto circa alle 3, 3 1/2 di mattino, con sveglia puntata per suonare alle 7 1/2 (dovevo ancora caricare in auto tutta la strumentazione e recarmi presso la nostra sala prove, per incontrare uno dei membri della band, di Mirandola, che come me vive nella "bassa" modenese, per poi recarci direttamente a Savignano dove avremmo raggiunto gli altri 2 elementi, che vivono verso la "alta").
Al mio risveglio (non vi dico i primi pensieri, dopo circa solo 4 ore di sonno ed una giornata davanti dove, oltre a cantare, avrei dovuto suonare la batteria invece della mia chitarra, per infortunio recentissimo del nostro batterista), noto subito che in camera da letto qualcosa non quadra: il portapenne (oltretutto quadrato!) sul tavolo (quadrato anche questo!!), spostato, e tutte le penne saltate fuori e cadute per terra..."mah", penso, "lo avrò inavvertitamente urtato stanotte al semibuio"...tutto ok, procedo e mi reco in bagno e poi in sala\cucina...e qui trovo quasi tutti i "gingilli", solitamente appoggiati sul mobile, caduti in terra...ma dal lato della parete di fronte, scavalcando il tavolo che si trova in mezzo alla stanza!
Il cervello, ancora semi-dormiente, raccoglie ed elabora lentamente l'informazione visiva...10 secondi e dico a mezza voce: "azz i ladri !!" ; ma, quasi di colpo, il ragionamento si riattiva e subito penso: "ma che ladri, ho gli scuri delle finestre chiusi, come la porta blindata d'ingresso, sono al secondo piano e poi, a casa mia, oggetti di  valore da rubare non ce ne sono".
Apro gli scuri della porta finestra della stanza...vado sul balcone, guardo le case circostanti...tutto normale, se non un tempaccio in arrivo che, con il concerto imminente, non auspicava nulla di buono...e allora vai di colazione sostanziosa e una bella doccia, mi riassesto un attimo e, prima di scendere e caricare la strumentazione per poi partire al volo, accendo il pc e mi collego ad Internet...e qui la triste ed inaspettata sorpresa: "Finale Emilia, Sant'Agostino, San Felice sul Panaro, Medolla, Cavezzo, Concordia, Novi di Modena, Moglia, Mirandola e molti altri paesi subiscono la furia cieca del terremoto...epicentro a Dosso di Sant'Agostino (ci sono passato di fianco anni fa per andare al mare!!), circa alle 4 del mattino" ...resto sgomento.
Subito il  pensiero corre a prendere il cellulare e chiamare il mio amico di Mirandola, che ti vedo sul display proprio un suo sms all'ora della scossa "oh, e adesa sa fòm ?! ". Telefono subito, e, voce assonnata ma ansiosa, mi spiega l'avvenuto " io e la mia compagna ci siamo svegliati quasi insieme di colpo, subito scherzando ci siamo detti di mangiare meno fagioli la sera, ma poi...poi il letto, in legno massello, pesante, ha cominciato a fare salti di 10, 20 cm, non ci si riusciva quasi ad alzare e stare in piedi...sono corso in cameretta per prendere la bimba di un anno e mezzo, e siamo tutti letteralmente volati in strada, io solo in mutande canottiera e ciabatte, fino a poco fa" ... resto immobile il piedi, allibito...aggiunge che ci si sarebbe visti ugualmente dopo poco e mi avrebbe raccontato, la sua famiglia si era trasferita subito dai suoceri ma lui aveva deciso di restare in zona, .
Lo saluto, finisco di prepararmi e mi reco alla sala prove, a San Martino sul Secchia...i miei amici che vi abitano mi raccontano lo spavento, la casa è vecchia ma sembra non avere riportato danni...racconto che io, invece, non ho sentito nulla; il mio sonno è proverbialmente profondo, aggiungi che sono andato a letto tardi, il risultato è presto calcolato.
Giro veloce di telefonate ai rimanenti componenti della band per conoscere in diretta come era la situazione a Modena città e a Savignano...tutto normale, ma anche loro hanno avvertito la scossa molto chiaramente, svegliandosi e spaventandosi (a Savignano, il nostro amico che vi abita ci racconta: "oh, io mi sono reso conto che è stato un terremoto perchè avevo una porta che non si apriva più...adesso si è aperta, ma non si chiude più!!")...quand'ecco arrivare il nostro amico di Mirandola. Subito vado a sincerarmi se sta bene...leggo la stanchezza mista a terrore nei suoi occhi, ci racconta l'avvenuto, ma tutti stanno bene, e, come si dice, ce la possiamo ancora raccontare.
E allora via che si parte per il concerto...la giornata passa in un'altra dimensione, quasi irreale...se non fosse per il cielo nuvoloso ed a tratti piovigginoso, unico elelmento "naturale" avverso, sarebbe stato difficile anche solo immaginare, come ho detto anche durante l'esibizione, che la nostra band portasse testimonianza diretta dell'accaduto quasi dai 4 angoli della provincia...ma tutto è trascorso bene, in un clima gioioso, di festa e solidarietà umana.
Il giorno seguente, il 21 maggio, visto che non ero al lavoro, mi sono informato abbastanza dettagliatamente sull'accaduto e sui paesi danneggiati dal sisma, recandomi poi di persona a constatare i danni e a raccogliere foto e testimonianze degli abitanti, col mio solito spirito di reportage eco-culturale no profit...altro che solo la bassa verso Ferrara, la botta l'hanno accusata fino in Lombardia e anche nel reggiano.
Il mio comune di residenza, Novi di Modena, anche se adesso abito in una frazione, era stato seriamente danneggiato, per non parlare di molti altri comuni limitrofi, dove ho parenti e\o amici cari...un mezzo massacro, penso, ma qui la gente è laboriosa e credo in pochi giorni ci saremo già attivati per cominciare a riparare...terremoto...TERRE in MOTO...

Di seguito, alcune delle foto che ho scattato i giorni seguenti la scossa del 20 maggio 2012

Novi di Modena (MO)

Il palazzo del Comune (ex Palazzo delle Poste)





dietro il Bar Centrale (di fronte al Comune)


Moglia (MN)

Chiesa di San Giovanni Battista


Concordia sulla Secchia (MO)

il Teatro del Popolo


Mirandola (MO)

Palazzo del Comune


Chiesa di San Franceso


campanile dell'oratorio San Domenico

palazzo di fronte alla Polizia Municipale

Comprensorio della bassa modenese

 
il Duomo



dettaglio del Castello dei Pico

coppi del Castello dei Pico


San Possidonio (MO)

la Chiesa parrocchiale




Cavezzo (MO)

palazzo





La settimana successiva è trascorsa relativamente tranquilla, sebbene ripetute scosse di sciame sismico abbiamo continuato ad acuire i gravi danni generati in precedenza...sono tutti paesi e frazioni di campagna, e, sebbene cemento e nuove costruzioni abbiano trasformato il paesaggio, gli antichi centri storici riportano alla memoria il passato di questi luoghi, del duro lavoro e delle sopportazioni che la gente ha da sempre sostenuto. 
Proprio in quei primi giorni, dove ancora nemmeno si poteva immaginare la successiva ed imminente catastrofe, mi è capitato di fare compagnia ad un amico durante un viaggio in giornata a Ravenna; al ritorno, mi chiede se gli potevo indicare la strada deviando via Ferrara, e, visto che la conosco, così è stato. 
Giunti nei pressi di questa meravigliosa città d'arte, anch'essa ferita dalle scosse, ho scorto da lontano il Castello Estense, ma senza purtroppo riuscirne a notare le lesioni subite...abbiamo proseguito per la nostra rotta, ma, nei pressi di Mirabello (eravamo sempre più a ridosso della zona epicentrale), abbiamo dovuto deviare per interruzione della carreggiata, causa crolli, verso Casumaro (la città della lumaca, ndr). 
Pochi chilometri dopo decidiamo di fare una piccola sosta, in mezzo alla sterminata campagna, per "bisogni di evacuazione urinaria"...e cosa notiamo? I famosi fanghi grigiastri di cui si era subito sparsa la notizia all'indomani del terremoto...il vecchio limo del fiume Reno e\o del Panaro, quando ancora attraversavano quella zona ma in alvei differenti dagli attuali, poi interrati...


i fanghi affiorati nella campagna ferrarese 


Visto che quasi subito, tra i primi commenti della popolazione colpita dal sisma, si polemizzava sulle ultime recentissime  perforazioni di Rivara, di questo tanto discusso fracking, delle trivellazioni ed estrazione massiccia di gas e petrolio che ha trasformato il sottosuolo della pianura quasi in un groviera, della strada Cispadana che in quel tratto la popolazione non vuole far procedere, della faglia "dormiente" che riposa proprio lì sotto (e che ogni tanto, si sà da sempre, "sussulta" e genera panico tra la popolazione, panico che però poi si riassorbe in tempi relativamente brevi), ho deciso quindi di esorcizzare il terremoto con una bella evacuazione urinaria proprio sopra queste sabbie limacciose, al grido di: " sciogliti di nuovo, sabbia...fango eri e fango ritornerai, sotto terra !! "  ...è stato un modo per infondere coraggio anche a me, perchè, veramente, una cosa del genere non l'avevo mai vista prima, come del resto nemmeno persone ben più mature di età. 
Al termine di questo rito scaramantico, mi giro e vedo che il mio compagno di viaggio è appoggiato, poco più avanti, alla ringhiera di protezione della strada sul punto dove attraversa un piccolo canale di irrigazione, e mi dice di andare a vedere, e, soprattutto, se vedevo i pesci...mentre mi reco sul posto, penso alla sua passione per la pesca e, appena lo raggiungo, gli dico, con tono scherzoso: " guarda quanti pesci, una manna per te...peccato che sono tutti morti, sembrano proprio bolliti...beh, non dovresti nemmeno faticare e pazientare per pescarli, e risparmieresti anche per cucinarli". 
Un attimo di risata insieme, che subito ci guardiamo negli occhi, spaventati...aggiungo, ma stavolta non scherzando: " li hanno gassati tutti, sembra Auschwitz, è un disastro ambientale" . Lui mi guarda, non dice niente, sento che condivide il mio pensiero, anche se non vuole darlo a vedere.
Riprendiamo il viaggio...il sole è alto e rovente, l'estate è sempre più vicina, si pensa già a qualche gita in montagna, tra freschi laghi e fiumi, con qualche amica, come già da alcuni anni....ad un tratto, sulla sinistra, si scorge il profilo di Finale Emilia...della sua "decapitazione" e smembramento...lo stesso per San Felice sul Panaro. 
Abbiamo deciso di proseguire nel viaggio, senza soste; nonostante anche i nostri comuni fossero stati danneggiati, quel che si vedeva da lontano, dalla strada, era terribilmente peggio.
Trascorre il weekend, in compagnia degli amici musicisti, in allegria, spensierati; si parla dell'accaduto, ma in un'ottica di analisi critica sul da farsi per rimediare subito ai danni subiti dai Comuni coinvolti. "Io domani prendo la bici e me ne vado da Sant'Antonio in Mercadello a San Felice sul Panaro, passando per Cavezzo (già duramente colpita) e Medolla; con calma, starò via tutta la giornata, farò foto e cercherò di parlare con qualche residente, che voglio sapere" affermo, tra le risate scherzose che dubitavano delle mie parole.
La mattina seguente, lunedì 28, aria già molto calda dalle prime ore, valuto se la temperatura non sia proibitiva per la mia "impresa" foto-ciclistica; "forse meglio il martedì", penso, "però oggi sono seriamente motivato, e allora via che si parte!".
Dopo avere attraversato Ponte Pioppa, svolto per carreggiate bianche di campagna, tagliando per Disvetro fino a raggiungere Cavezzo; qui è vietato l'accesso al centro storico, la Chiesa ed alcuni edifici sono in parte compromessi. Allora mi reco nell'unico forno aperto, subito attiguo al centro, per fare scorta alimentare per il viaggio, e, gentilmente, chiedo alla proprietaria di come fosse la situazione in paese (ho tenuto a precisarle che NON ero un turista, e che anche il mio comune, dall'altra parte del Secchia, quasi in linea d'aria, aveva accusato il colpo). Lei risponde come quasi non aspettasse altro di potere comunicare a tutti la già grave situazione di emergenza della loro comunità; mi parla degli edifici danneggiati, e delle quasi insormontabili difficoltà ad intervenire per ripristinare quelli più datati. La ringrazio delle informazioni, le mie foto, le dico, dove possibile farle, le pubblicherò in Internet, per dare subito notizia e risalto dei problemi contingenti.
Ci si saluta come ci si conoscesse da sempre...che belle queste cose, sono le cose che amo di più.
Riparto, alla volta di Medolla; lungo la strada, incrocio un paio di cippi partigiani...per me è obbligo morale fermarsi e ringraziare...ringraziare il loro sacrificio, grazie al quale tutto quello che vedo attorno a me (edifici, strade, parchi) materializza l'ideale di libertà ed uguaglianza per il quale hanno dato la vita.


 Cippo appena fuori Cavezzo, direziona Medolla (MO)




 Cippo poco prima di Medolla, provenendo da Cavezzo (MO)



La strada che imbocco è quella principale, senza ciclabile, trafficata da Tir, che costeggia la Menù (mentre pedalavo un bilico a rimorchio mi ha "sfiorato" per diversi secondi...secondi veramente interminabili!!); giungo così a Medolla. Noto che la chiesa è danneggiata e recintata, come poche altre case; evidentemente la scossa ha voluto graziare il paese. Continuo in direzione San felice sul Panaro, ma trovo la strada interrotta per il crollo di una vecchia corte, appena fuori l'abitato; le zone di campagna limitrofe al borgo (quasi tutte costruzioni rurali) non sono allora state risparmiate. Torno indietro, mi fermo a chiedere informazioni in un elettrauto aperto; il proprietario ed il ragazzo suo dipendente stilano un breve elenco sui danni riportati da Medolla, e mi indicano poi una strada di campagna alternativa per raggiungere la mia meta, via Galeazza, dalla quale avrei oltretutto potuto abbondantemente documentarmi fotograficamente sui danni agli edifici. (vedi sotto alcune foto)


via Galeazza, tra Medolla (MO) e San Felice sul Panaro (MO)







La vista di questo scempio mi ha rattristato moltissimo, anche perchè, da piccolo, nella corte dove lavoravano degli zii, ho avuto la fortuna di conoscere i gusti ed i profumi veri dei prodotti alimentari genuini, ruspenti, "quelli di una volta". Ho continuato a proseguire; all'orizzonte ecco la torre dell'acquedotto di San Felice sul Panaro...entro così per la periferia, curvone a destra, stazione ferroviaria sulla sinistra e... incredulo, inchiodo i freni della bici...alla mia vista, come un pugno in faccia, il profilo del paese...decapitato!!!

San Felice sul Panaro (MO)

l'acquedotto





la Rocca



Torre dell'orologio


Ho pedalato per il paese alla velocità di una marcia funebre, rispetto per gli sfollati, ma anche timore di nuovi crolli improvvisi. Giunto nella piazzetta della torre dell'orologio (foto sopra), recintata, mi sono poi trovato a parlare con il militare del genio che teneva controllata la zona, chiedendo come era la situazione verso Finale Emilia. Gentilmente, ed anch'esso visibilmente scioccato per i danni riportati, mi ha risposto che la situazione peggiorava esponenzialmente avvicinandosi a Finale e Sant'Agostin; mi ha caldamente consigliato di fermarmi, nell'eventualità avessi proseguito, anche prima, che a Dosso di Sant'Agostino (il punto dell'epicentro) la piazza era già sprofondata sotto alcune decine di centimetri di fango e limo. "Mi scusi, come sprofondata" gli faccio io, "intendeva forse dire che il fango fuoriuscito dai tombini la ha "allagata" . La risposta è sempre cordiale e con voce rassicurante (non so di cosa), e mi conferma lo sprofondamento, causato, a suo dire, da frane sotterranee al paese dovute al sisma, e, di conseguenza, "dall'espulsione" verso la superficie del limo in esse contenuto, limo residuale dell'alveo del fiume che una volta attraversava proprio la piazza del paesino. Resto sbigottito una ennesima volta, e chiedo, con aria ingenua: "mi scusi, ma se avessero davvero fatto il maxi deposito sotterraneo di gas a Rivara, allora, con la violenza e l'intensità della scossa avvenuta, che cosa sarebbe successo?"E il militare " ha presente l'entità dello scoppio di una bomba atomica?" ..." si", rispondo io," ne si conosce l'effetto in superficie (la storia tristemente insegna) ed anche in mare (ricordo benissimo come ieri la scritta che campeggiava sulla maglietta credo ancora a  tuttoggi più venduta al mondo, "fuck Chirac", proprio per gli esperimenti nucleari condotti per anni dalla Francia nell'atollo di Mururoa, in oceano aperto, con danni ambientali irreparabili), ma credo che con anche tutto il resto del gas e petrolio di cui la pianura padana è ancora "pregna", altro che una bomba atomica...saltava in aria mezzo nord Italia!". Lui mi guarda, serio, e mi risponde " Lei è un ragazzo che ragiona" , poi si gira e se ne entra nella zona off-limit, la zona rossa. Sono profondamente turbato; decido di tornare indietro. Sembra che i limiti del progetto di stoccaggio gas a Rivara (ERS - Erg Rivara Storage) fossero ben noti proprio anche alla parte più specifica in merito dell'Esercito, il genio...e non capisco più perchè abbiano continuato con le trivellazioni esplorative fino a 10 giorni prima! Meglio girare le ruote ed allontanarsi, non si sa mai in chi ci si possa imbattere. Il ritorno, nonostante la stanchezza ed il caldo, si fa più veloce dell'andata, niente interruzioni per foto e gambe costantemente a pedalare; mi sono solamente fermato un attimo a Medolla, dove ho scattato questa ultima immagine.


la chiesa dei Santi Senesio e Teopompo a Medolla (MO)


La notte è trascorsa serena, sonno profondo per la stanchezza della giornata appena trascorsa, il 28 maggio.

Arrivò così il fatidico giorno, che rimarrà tra i miei pochi veramente indimenticabili: il 29 maggio 2012.

Era una luminosa mattina di primavera inoltrata...sveglia alle 7:30 , dovevo essere a Carpi entro le 8:30 per incontrare vecchi amici e fare un giretto ad ossigenare in montagna. 
Trovo sul cellulare un messaggio di uno di loro, che mi scrive che l'appuntamento è rimandato di un'oretta. "Bene", penso, "mi sono svegliato in anticipo ma fa lo stesso...così posso farmi una bella colazione sostanziosa, con calma, come quelle che per me si vedono solo nei film. Lo zainetto è pronto da ieri sera, il vitto lo compriamo per strada, ho proprio tempo da spendere in cucina"...ed allora vai con: scaldatina al latte subito inscodellato, brioche e qualche biscotto pronti sul tavolo, il caffè è appena salito e ribolle, spremuta di 2 arance già imbicchierata, e...tling!! Il toast con prosciutto e formaggio è pronto e fragrante, che buon profumo, che fame...lo afferro, mi giro verso il tavolo...ero quasi emozionato...stavo per sedermi, ma la voglia di addentarlo mi ha sopraffatto, e..gnam! Parte subito il primo boccone, all'angolo sinistro che proiettava il suo profumo con più insistenza verso le mie narici... e la tragedia avviene !!! 
Sento che il tavolo comincia a traballare, i quadri e gli oggetti sul mobile a vibrare sempre più insistentemente..la mascella si spalanca, il boccone, ancora intonso, insieme al toast cadono sul tavolo..."è come qualche giorno fa, alle 15:30 di pomeriggio", penso subito, "qualche secondo e smette"...e invece tutto si amplifica a dismisura, tutto inizia a vibrare con violenza e fragore apocalittici...il latte, il caffè e la spremuta volano per terra...il mobile di fronte inizia ad aprire come demoniche fauci i suoi sportelli e rigurgitare bicchieri, bottiglie, tazzine...tutto cade ed esplode, il mobile stesso e una libreria cominciamo a "camminare" avanti ed indietro, verso di me...i quadri saltano giù dalle pareti, da ganci ad elle di 2-3 cm, e si frantumano i vetri, schizzanti ovunque tuttintorno...una scarpiera si ribalta, si incastra tra le due strette pareti dell'ingresso ed esplode per le vibrazioni delle stesse...la cucina inizia tutta a ballare, anche se solo uno sportello si apre e cadono alcuni piatti...sento il crack dell'intonaco che si crepa e poi si spacca sul bordo superiore lungo tutta la parete, che ad angolo va dall'ingresso al lato cucina ...ma il terrore doveva ancora arrivare perchè, mentre mi trovavo davanti al tavolo, tra il mobile che avanzava di fronte, e dietro le mie spalle la parete della cucina (una tramezza!!) che crepava, questo ha cominciato a saltare...salti di 10 cm...è un tavolo rotondo di una volta, apribile diventa 2 metri, pesa un casino...in quel momento, dopo quasi 20 secondi dall'inizio della scossa, la paura mi ha sconfitto...facevo fatica a stare in piedi, e non sono riuscito a fare altro che abbracciarmi al tavolo, steso sopra di pancia  (non sono fisicamente riuscito a buttarmici sotto)...e quando il tavolo, con me sopra , sembrava non sentire minimamente il mio peso e saltava ancora di più, ho detto quello che mai avevo pronunciato prima, e come mai avrei pensato: " muoio, muoio ... a mòr !! ".
Un secondo dopo, tutto tace...ci ho messo alcuni altri secondi a realizzare che la casa non era crollata, ma soprattutto che ero ancora vivo!! L'ultima esclamazione che ho fatto, in dialetto, ha inconsciamente lasciato parlare il mio cuore...sebbene non sia nato qui, anche se vi "appartengo" per buona parte di "sangue" e vi abbia studiato lavorato e fatto volontariato ed associazionismo, ed anche innamorato (perchè negare il passato?), essa ha palesato il mio attaccamento alla zona...e se in quel momento avessi terminato i miei giorni di vita, li avrei finiti da Modenese! (come recita un proverbio indiano nativo, di Alce nero, " Non è come nasci, ma come muori che rivela a quale popolo appartieni").

Appena la lucidità è tornata, ho preso al volo il marsupio, chiavi della macchina e di casa, cellulare , portafoglio e documenti tutti, macchina fotografica, i vari caricabatterie (meno male che tengo tutto insieme in un ripiani del mobile!!) e sono letteralmente corso a piedi scalzi verso lo stretto ingresso, camminando sul "tappeto" di vetri rotti e spaccando definitivamente a metà la scarpiera già mezza esplosa, che ostruiva, incastrata, il passaggio. Fortunatamente la porta di casa si è aperta, ho guardato le scale di fronte a me (abito al secondo piano) e, senza troppi timori, sono sceso leggero, quasi in punta di piedi, ma con decisione, radente alla parete e lontano dalla ringhiera...quando sono uscito in cortile, sono caduto seduto per terra.
Subito vedo la mia vicina di casa con i due bambini piccoli, lei feritasi leggermente con un vetro, poi gli altri condomini...tutti stanno bene...e tutta la gente del paese è riversa in strada, l'ho visto bene perchè, essendo una piccola frazione, la quasi totalità delle case è sulla via principale...gente che piange, che urla, terrorizzata, con le mani nei capelli o rivolte al cielo, gente che corre all'impazzata, gente impietrita...case con mura aperte, tetti ceduti...poco dopo altri arrivano e danno notizie a voce, a passaparola (i ripetitori telefonici erano tutti blocati)...dicono di molte case crollate...dicono che Roveretoè venuta giù come un castello di carte, anche le case nuove, tra l'incredulità di tutti...dicono che è crollata la chiesa, e, sotto le macerie, il corpo di Don Ivan. 
In un paesino della bassa emiliana, della "rossa" pianura che si è opposta al nazifascismo pagando col prezzo di migliaia e migliaia di vite umane, per la libertà, sentire viva ed accesa commozione per la morte di un prete, anche nelle parole e negli sguardi di anziani che ancora portano testimonianza viva del sacrificio nella  guerra di liberazione, mi ha lasciato quasi incredulo...per un attimo ho perso la cognizione della storia, del passato...ma poi, tutto mi è tornato chiaro alla mente...Don Ivan, il grande Don Ivan Martini...è stato mio professore di religione nel bienno all'ITIS di Carpi (al tempo era parroco li in città)...e poi, dopo più di 10 anni, pensa te, abbiamo collaborato anche con lui quando era parroco della frazione di Budrione di Carpi, per l'ANPI, per arricchire con materiale e testimonianze la storia della famosa "Battaglia di Budrione", una delle battaglie simbolo della resistenza partigiana contro l'oppressore nazista...più che un prete, Don Ivan, era uno del popolo...uno PER il popolo. 
Un attimo di scoramento mi ha pervaso...tutto crolla, e i "migliori" ci abbandonano, ingiustamente...ma subito un pensiero mi assale: i miei genitori, a Novi di Modena, anziani, al quinto piano, e mia madre che non riesce a fare le scale! 
Nuova immane tragedia  mi si prospetta agli occhi; i telefoni non vanno, le scosse continuano, tutto trema, i nervi a fior di pelle...."calma e sangue freddo", mi dico...dopo circa un'ora dall'accaduto, a strada per lo meno transitabile, monto in macchina e volo dai miei genitori; quando arrivo, stesse scene di panico e delirio...qualcuno mi riconosce e mi dice che i miei genitori sono ancora su.
Incurante di tutto, mi catapulto su per le scale della palazzina, lesionata ma ancora in piedi, di 40 anni e 7 piani, fino al quinto...la porta è chiusa, inizio a battervi i pugni come un forsennato, a urlare per chiamarli...il cuore si stringe, accelera all'impazzata e batte veloce ed intenso come lo stantuffo delle ruote di un treno a vapore lanciato in velocità... penso al peggio...ma la porta si apre, vedo mio padre, 80 anni, calmo...mia madre, 73, seduta sul divano (ha un problema ad un ginocchio), più scossa, ma entrambi sembravano comunque dominare la situazione meglio di me. 
Giù di nuovo per 5 piani a cercare aiuto, per trasportarla...incontro un vecchio conoscente, con un possente fisico quasi da culturista ma al naturale...gli spiego la situazione, e, nonostante lo spavento provato, decide di risalire e darmi una mano. 
Arrivati, la facciamo sedere su di una sedia, e cominciamo a portarla a braccia giù per le scale (sapevo che mi sarei quasi rotto la schiena, ma non mi sarei fermato per nulla al mondo)...il panico però l'ha sopraffatta, si attaccava con le mani alla ringhiera /chissaà la paura che ha provato!) e ci siamo veramente quasi spezzati entrambi, io e l'altro "portatore". Abbiamo concepito che così, da soli,  non ce l'avremmo mai fatta; allora sono tornato giù una ennesima volta per cercare i vigili del fuoco...la fortuna ha voluto che in quel momento ne arrivassero 4, e grazie a loro dopo 10 minuti mia madre era in strada, con mio padre, insieme ad altre centinaia di persone, migliaia, per tutto il paese.


Novi di Modena (MO), alcuni edifici dopo la prima scossa del mattinodel 29 maggio

il Teatro Sociale

abitazione

ex balera


Lo shock era scolpito nei volti, di tutti, indifferentemente; la luce riflessa dagli occhi era di terrore pulsante, nessuno aveva mai avvertito prima, a memoria di vivente,  una "cosa" del genere. Sono stati all'incirca 25 secondi di scossa  in progressivo aumento di intensità, sussultorio misto ad ondulatorio; e proprio il movimento ondulatorio ha comportato i danni maggiori, ha letteralmente spostato e raso al suolo antichi e vecchi muri di pietra e terra, appoggiati, senza fondamenta; ha svelato difetti latenti nelle strutture più recenti, con fondamenta ed in cemento armato, anche ancora in costruzione...Rovereto docet.
La paura è grande, la tensione non scema, ma devo tornare subito a casa; rincuoro e rassicuro i miei genitori, sebbene anche io sia molto scosso e provato...i loro condomini mi dicono di stare tranquillo, i miei " vecchi" adesso sono al sicuro, con tutti loro.
Salgo in macchina, direzione Sant'Antonio; poche auto per le strade, quasi deserte, arrivo a destinazione in pochi minuti...smonto subito e mi precipito, incurante, su da me, al secondo piano. Raccatto in velocità qualche vestito e da lavarmi, ficco tutto nello zaino vicino all'ingresso e mi fiondo in cortile.
Soffio...soffio ancora...adrenalina ai massimi, è la paura che si manifesta n ritardo; altri condomini mi guardano, come tra incosciente e prode, mi raccomandano di non tornare su di nuovo...annuisco col capo, ancora sbuffando, ma non posso trattenermi dall'aprire il garage, per prendere tenda e materiale da campeggio che tengo riposto sullo scaffale posto subito all'ingresso (e meno male che scelsi il garage davanti!).
Dopo aver caricato tutto in macchina, nell'attesa caotica e generale dell'arrivo di qualche primo mezzo di soccorso (l'unica persona che per i primi 3 giorni ha aiutato, nelle sue umane possibilità, per 16 ore al giorno, la popolazione del mio paese è stato un signore della protezione civile che vi risiede e conosce un pò tutti)  decido di tornare a Novi dai miei genitori. Lì la situazione non è certo migliore, ma almeno , tra forze dell'ordine e di soccorso, qualcosa si è mosso, anche se purtroppo tutte i mezzi disponibili si sono subito mostrati insufficienti, vista l'entità del danno.
Il tempo scorre inesorabile; è mezzogiorno passato, la gente ha fame ed il sole picchia...la solidarietà fra le persone comincia a manifestarsi, anche se ancora in sordina si comincia a realizzare che si è tutti sulla stessa barca...purtroppo, inesorabilmente, in un mondo di troppi desideri e poche certezze, solo gli eventi "catastrofici" della natura riescono, almeno per un pò, a scalfire i troppi cuori pietrificati di egoismo, molto  spesso deliberatamente declamato come istinto di sopravvivenza.
Non mangio, lo stomaco si è chiuso per lo spavento, sono ancora a digiuno completo dalla sera precedente, mi gira la testa: bevo dell'acqua e mangio una caramella, dolce, sperando gli zuccheri mi tengano su.
Si è fatta l'una di pomeriggio; qualche residente lungo la via, la casa intatta, porta tavoli e sedie in giardino, in strada, anche per gli altri. Una tv accesa, sta trasmettendo notizie dell'accaduto; "epicentro ancora nella bassa modenese, tra Mirandola Cavezzo e Medol..." non riesco a sentire la fine della frase che avverto chiaramente come un potentissimo fragore da esplosione, come di una bomba; tutto trema sotto i piedi come ancora non era stato, inizio a saltare da fermo, senza muovere un muscolo, pochi secondi e sono spostato di parecchi metri...l'asfalto ha fatto l'onda come il mare!! Poi un altro fragore ancor più violento; l'asfalto che "lievita" ad onda (con almeno10 cm di cresta), come in quel film, Tremors, mi pare di ricordare...ma quello è solo un film!! La palazzina di 7 piani "danza" come fosse una ballerina, a destra, a sinistra, e poi ancora...sale aria calda dal suolo, le foglie volano in alto...è il delirio!! "E' la fine, qua sta per scoppiare tutto per aria!!!" urlano in tanti...troppi...ed io? Ho lo scoppio nervoso: mi butto a carponi per terra, inizio a piangere, dando pugni all'asfalto e urlando " basta! basta!! stai li sotto, torna giù !!! ci ammazzi tutti !!! ".
Col senno di poi, credo di aver rischiato per un attimo di impazzire...quindi, tutto si è fermato, immobile; solo umane urla di disperazione ad infrangere il silenzio nell'aria, non volavano nè cantavano più gli uccelli, i gatti scappati, i cani che saltavano in braccio ai padroni...roba da fine del mondo!
Non riuscivo a smettere di piangere, come un bambino...non sò da quanto tempo non piangevo così, anni, tanti anni. C'è voluto un pò di tempo per ricompormi, anche perchè non ne ero totalmente consapevole; nel frattempo arrivano voci dalla piazza, che dicono di diversi crolli, compresi parte del Teatro, del Comune e della Torre Civica. E' l'apocalisse.

Novi di Modena (MO), alcuni edifici dopo la duplice scossa del primo pomeriggio del 29 maggio

Teatro Sociale ed ex albergo

il Palazzo del Comune

dietro la piazza

la Torre Civica dell'orologio

  
                Rovereto (MO), alcuni edifici dopo la duplice scossa del primo pomeriggio del 29 maggio

la Chiesa parrocchiale


il cinema teatro Lux









Ancora una volta, ma stavolta veramente al limite massimo della tensione emotiva, devo tornare al mio paese; ho paura, paura per la casa, ma soprattutto per tutta la gente (nella mia frazione vivono molte persone anziane e bambini). Ingrano la marcia, e son già arrivato; scene di panico moltiplicate per 100 rispetto alla scossa del mattino, sebbene fosse stata molto più lunga di durata...ma non di intensità.
Sono state due scosse ravvicinate, quasi esclusivamente ondulatorie, che hanno radicalmente spostato i muri; tutto è crollato, raso al suolo, se non quasi...scene post bombardamento.
Le voci corrono di bocca in bocca, notizie prima confuse cominciano ora a delinearsi; è il caos nela bassa, case, edifici comunali, scuole, fabbriche, negozi, ospedali, chiese, cimiteri, tutto seriamente danneggiato, dove ancora esiste. "il primo epicentro, quello della mattina" afferma un signore,"è localizzato tra Mirandola Medolla e Cavezzo...ma il secondo, quello che ha dato il colpo di grazia,  è localizzato a Borgoferro!".
A Borgoferro? Ma è il borgo appena fuori Sant'Antonio, in fondo alla via. Incredibile...abbiamo avuto il terremoto preticamente sotto casa!! La giornata si delinea per me infinita, a trovare subito una sistemazione per i miei genitori (e fortunatamente a tardo pomeriggio ci sono riuscito) e capire cosa fare per me; arrivo a sera stremato, ancora a digiuno, nervi a fior di pelle, la voce diventa roca. Quand'ecco che una voce mi rincuora, mi dice di seguirlo e andare nel campo da calcio, dove la maggior parte dei compaesani si è rifugiata. Lo seguo; all'arrivo divento subito parte di una comunità che ancora conoscevo poco, eterogenea, multiculturale, vista la grande presenza di immigrati (nonostante mi sia trasferito qui da quasi 7 anni, visti i miei orari lavorativi e le mie amicizie in altri luoghi non ho mai realmente toccato con mano la vita della frazione). La bottega del paese è seriamente compromessa, ed i proprietari, con l'aiuto di alcuni conoscenti volenterosi, hanno trasportato al campo il possibile degli alimentari recuperabili; pastasciutta di emergenza per tutti, con fornelli da campo e qualche gazebo per ripararsi dall'umidità. Si è poi subito cominciato a pensare al da farsi; gente volenterosa e magnanima ha donato legna per il fuoco, tende per i più bisognosi ed altro. La notte è trascorsa per me, come per molti, in cerchio davanti al fuoco, senza dormire, a parlare della catastrofe (di quel poco che si sapeva), a bere thè verde con il latte preparato con pazienza da alcuni indiani, a fumare sigarette, a perdere la voce; fino al mattino, quando il sole rischiara un paese che ancora sembra dormire e non si riesce a svegliare, deserto. Decido che mi devo muovere, devo informarmi, devo attivarmi per sapere, per capire cosa devo fare, per vedere. I danni sono tanti...troppi, per un paesino di nemmeno 1000 anime, dove le uniche attività commerciali  erano una bottega, una parrucchiera, un tabacchino, un pub, una pizzeria e la recente farmacia...quest'ultima l'unica a rimanere aperta; case "aperte", altra parzialmente crollate. La palazzina dove abito ha resistito all'urto, nonostante si vedano crepe negli intonaci, esternamente ma non solo; la guardo, per la stanchezza è come essere in un videogioco, e decido di salire a casa. Condomini mi guardano spaventati, non capiscono cosa mi dia il coraggio per un'azione che pare insensata; ma io dovevo vedere, anzi, rivedere. La scena che mi si presenta, appena apro la porta, è di devastazione, quasi di saccheggio; vetri ed oggetti ovunque, alcuni mobili rotti, la crepa nell'intonaco che corre sopra la mia testa dall'ingresso fino all'angolo opposto della cucina, il frigorifero e la lavatrice spostati ma integri, l'armadio in camera da letto avanzato di 20 cm, come anche quello più piccolo in bagno, alcune crepe nell'intonaco dei 2 balconi. Tutto sommato poteva andare peggio, calcolando oltretutto che la mattina precedente ho pensato di morire. Ho fatto una doccia in 2 minuti di orologio, ho riempito di vestiario altri 2 zainetti e sono corso di nuovo giù in cortile, tremolante, per tornare al campo e realizzare che ancora nessuno, tra pompieri ambulanze vigili carabinieri etc. era passato. L'esasperazione della folla stava per giungere al suo culmine, quando si è compreso che l'unica cosa possibile da sperimentare era l'autogestione (cosa che ho conosciuto a scuola e poi a livello associativo per molti anni, e che ammiro profondamente come prova di coscienza civica e libertà democratica). La mia prima settimana è trascorsa in un susseguirsi di reperimento di informazioni sull'iter burocratico da seguire presso il punto informativo di emergenza del comune di Novi di Modena (la sede, compreso il distaccamento a Rovereto, sono tuttora pericolanti), di diversi viaggi giornalieri andata e ritorno verso il paesino nel reggiano dove sono riuscito ad alloggiare temporaneamente i miei genitori, di collaborazione con i compaesani al campo per gestire la distribuzione dei pasti, di giri per Novi a verificare le condizioni dell'abitazione dei miei, di telefonate a parenti ed amici, di salite in casa per docce toccata e fuga di 2 minuti, a tentare di esorcizzare il fatto come mai fosse accaduto; fortunatamente la sera del secondo giorno un caro amico mi ha telefonato dicendomi che avrei potuto soggiornare da lui in campagna, in un container che aveva recentemente risistemato...almeno ho evitato di dormire in tenda, e detto da un amante del campeggio, no me lo sarei mai aspettato. I giorni a seguire sono passati come in un interstato, tra il reale e la fiaba; la solidarietà si è mossa da ogni dove, tantissima gente a disposizione dei più bisognosi, alimenti, generi di prima necessità. Nessuno si sarebbe mai immaginato una situazione del genere, e sebbene l'emergenza abbia messo a dura prova le istituzioni, la gente si è rimboccata le maniche ed ha cominciato a fare da sola. Anche io ho collaborato in alcune occasioni con volontari a portare viveri nei campi spontanei isolati, di gente che, nonostante avesse perso tutto (e cito le testuali parole di un signore ottantenne) non se ne sarebbe andata da quella "loro" terra nemmeno se li avessero sfollati con i carri armati! Moltissime le notizie, le tesi, le ipotesi sulle cause e sugli effetti che sono circolate di bocca in bocca; chi dice sia stato un terremoto (anche se così però non si era mai verificato), chi afferma essere colpa degli esperimenti a Rivara, chi crede sia  una "fregatura" per incatenarci definitivamente nelle logiche economiche del potere e perdere la nostra identità lavorativa "autonoma", chi urla "ci hanno distrutto, ci hanno ammazzato, lo sapevamo tutti che prima o poi anche qui qualcosa di devastante sarebbe accaduto", e molto altro. Io, nel mio piccolo, tra le tante priorità piombatemi addosso tutte insieme, ho comunque sempre cercato di parlare con le persone, di chiedere, di ascoltare ed elaboarre, di capire, di darmi delle risposte; sebbene la paura ancora ogni tanto mi lanci i suoi segnali (che, per inciso, fino a qualche settimana fa è stato un susseguirsi continuo di scosse di sciame sismico di assestamento, alcune oltre il grado 3, percepibili nelle ossa!), ho girato praticamente per tutta l'area principalmente investita dalle 4 scosse più forti e devastanti (la quarta, epicentro a Rolo, alle 15:30 di pomeriggio di domenica 3 Giugno, è quella che ha fatto crollare definitivamente la Torre Civica di Novi di Modena e che mi è stata riferita in diretta dal proprietario dell'alloggio dei miei genitori, a Campagnola Emilia)...e non solo...sono andato fino nel reggiano, nel mantovano, nel rovigoto, nel ferrarese, nel bolognese, nel ravennate...ovunque problemi ed urgenze a cui provvedere, genti di "campanili" diversi ma di nuovo unite con lo stesso spirito di ripartire, subito e bene. 


San Possidonio (MO)

la Chiesa parrocchiale



il campanile

quel che resta della Chiesa parrocchiale



Cavezzo (MO)

il palazzo non esiste più

la Chiesa

la piazza



Carpi (MO)

il Castello dei Pio

il Castello dei Pio,  il Teatro Sociale ed il Palazzo del Comune

Piazza Martiri, il Castello dei Pio e la Cattedrale dell'Assunta

la Cattedrale dell'Assunta


 Moglia (MN)

la Chiesa parrocchiale

i fanghi fuoriusciti dai tombini


San Siro (MN)

Chiesa di San Siro


bassa mantovana, tra Quistello e Revere






E' inutile, credo, ripetere (come si sente forse anche troppo in giro) che il "popolo dell'Emilia" ancora una volta si rimbocccherà le maniche e lavorerà sodo, come sua tradizione. Ho imparato che le parole sono molto importanti, ma che la vera essenza delle cose sono i fatti (tra il dire e il fare...)...di tutti, senza distinzione, di tutto il paese Italia...e di tutti coloro che popolano e "muovono" queste terre...del terremoto...queste terre "in" moto.

1 commento:

  1. Salve. ho letto con emozione questo dettagliato resoconto di quei giorni drammatici, ritrovando anche le immagini nella mia memoria, ancora ben nitide e evocatrici!

    Complimenti per i post di questo blog!
    Io ho interrotto il mio racconto da blogger da qualche tempo, ma penso di riprendere, perché non ho smesso di fissare momenti di interesse ed emozione, coadiuvata da macchina e telefonino, ma vedo che è difficile stare fedeli al sistema del blog, per cui trovo più veloce e meno impegnativo l'interagire in Fb o Instagram---purtroppo!

    Buon lavoro, e continui con la mente e il cuore aperti a riflessioni e sensazioni...rendono la vita più degna!!!
    nonna ivana

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